INTRO
Il cancelliere presenta al giudice di Ivrea un’accusa contro Vivando per essersi rivolto in pubblico con insolenza al presbitero Pietro Sellerio: erat canis renegatus, cum credere nolebat in dominum nostrum Yhesum Christum eiusque gloriosissimam virginem Mariam genetricem et curie celesti; tra i testimoni figurano il nobile Nicola de Talienis, il barbiere Domenico di Viverone e Bartolomeo, servo di magister Michele de Curnis; chiamato a comparire in tribunale sotto pena di una multa di 25 ducati, Peregrino si rifiuta, adducendo i suoi privilegi; il giudice gli ordina di rispondere alle accuse, pena una multa di 100 ducati, e l’ebreo obbedisce
SCHEDATORE: Luca Campisi









