LUOGO EVENTO: Ivrea

DATA EVENTO:

DESCRIZIONE

Tutti gli imputati e diversi testimoni vengono interrogati dal giudice: il 27 luglio, Antonio de la Vianella ammette che la banda si era riunita sulle rive della Dora e che, per evitare l’arresto, molti dei sospetti erano fuggiti a Chiaverano, dove avevano discusso su come dividersi i beni degli ebrei che avevano rubato; Antonio era stato invitato da Pietro Sellerio a unirsi alla banda, convinto dalla predica del frate Giovanni de Agladio; anche Giovani Dot, interrogato dal giudice, ammette che fu convinto dalla predica del frate, nomina cinque ecclesiastici che vide nella casa di Vivando e aggiunge che il presbitero Francesco d’Azeglio era uno dei capi dei briganti; il 28 luglio, Giovanneto Sellerio indica che il presbitero Francesco d’Azeglio era a capo della banda fin dall’inizio della congiura; il 29 agosto, Ludovico de Perinoto testimonia che durante l’incontro sulla riva della Dora, Francesco aveva detto: “opportet quod promittatis in manibus meis de adiuvendo unus alium et de non recedendo, etiam si essetis vulnerati”; il 30 agosto Antonio de Frigido di Biella, barbiere e cittadino di Ivrea, si presenta al podestà Amedeo, uno dei signori di Luserna, chiedendo di essere condotto davanti al giudice competente, il vescovo di Ivrea; il podestà ordina al suo collaterale di consegnarlo al vescovo; la stessa procedura viene seguita nei confronti del nobile Filiberto de Taliendis, il 2 settembre




SCHEDATORE: Luca Campisi

LEGAMI