INTRO
Il Comune di Cremona sostiene che Consilio acquistò un banco dagli eredi di Mosè Furlano con il permesso del duca; in seguito avrebbe venduto i suoi diritti sul banco a Giuseppe, un residente di Asti, che sarebbe fuggito da quella città; secondo il Comune, entrambi i permessi sono stati ottenuti in modo fraudolento e la storia del banco è la seguente: la concessione di gestire un banco era stata originariamente data al medico Giacobbe e a suo figlio in cambio del loro impegno a curare gratuitamente i poveri e altre persone nell’ospedale grande della città; sebbene non avessero adempiuto a questo obbligo, l’influenza di Giacobbe era così grande che gli fu permesso di prendere Mosè Furlano come socio del banco; gli eredi di Mosè vendettero poi i loro diritti sul banco a Consilio senza ottenere il consenso del Comune; il Comune chiede che il duca e la duchessa annullino il permesso concesso a Consilio e Giuseppe (in allegato: lettera, datata 26 novembre, del commissario al duca e alla duchessa, in cui si comunica di aver ricevuto le loro istruzioni per convincere il Comune ad accettare la residenza di Giuseppe a Cremona e il suo acquisto del banco; il commissario riferisce di non essere riuscito a persuadere il Comune e sostiene che Giuseppe ha la legge dalla sua parte; tuttavia, il vescovo di Cremona si è opposto e al commissario non sembra giusto; il banco di Giuseppe non è nuovo, è presente in città da molto tempo e le condizioni offerte non sono diverse da quelle degli altri banchi, quindi non ci sono motivi per rinegoziarle; il vescovo ha scomunicato l’uomo che ha affittato a Giuseppe la casa in cui vive e intende vietare, pena la scomunica, di chiedere prestiti al banco; il commissario chiede istruzioni)
SCHEDATORE: Luca Campisi









