Le prime attestazioni (1405-1420)

Durante i primi due decenni del Quattrocento le informazioni a nostra disposizione sulla presenza di famiglie ebree a Savigliano risultano piuttosto frammentarie. Almeno dal 1405 risulta attivo nel borgo il medico Abramo Foa, capostipite di uno dei principali gruppi familiari saviglianesi della prima metà del secolo, accompagnato dal figlio Amedeo, entrambi dediti all’attività feneratizia. Risalgono agli ultimi mesi del 1413 le prime attestazioni nel centro piemontese di altri due figli di Abramo, Mosè e Tobia, cui fanno seguito negli anni successivi anche quelle di un certo Leone (o Leonetto) Foa, appartenente al medesimo gruppo familiare, di Isacco Levi e di Bonafede de Chalon, esponente di una famiglia proveniente dalla bassa Borgogna.

Il 23 luglio 1419, sotto il governo di Amedeo VIII, anche gli ebrei di Savigliano furono costretti a pagare la garda versata dagli ebrei d’Oltralpe. Il nuovo censimento consente di mappare con più precisione la consistenza della presenza ebraica nei primi anni Venti del secolo: accanto ad Amedeo troviamo ora la moglie Gentile, la figlia Rachele, la suocera Mandina e la cognata Bella; vengono infine nominati per la prima volta il quarto figlio di Abramo, Manuele Foa, che paga per sè e per la moglie Bellanson, e Lea, moglie di Bonafede de Chalon.

Pagamenti della garda a Savigliano (1419), ASTo
Pagamenti della garda a Savigliano (1419)

ASTo, Sezioni Riunite, Camera dei Conti di Savoia, inv. 16, reg. 65, fol. 61v.


L’espansione degli anni ‘20-‘30

A partire dai primi anni Venti, grazie alla disponibilità degli elenchi dei pagamenti della garda, risulta più semplice ricostruire le famiglie presenti nel borgo. Per tutti gli anni Venti il gruppo familiare più consistente appare sempre quello dei Foa, rappresentato dai fratelli Amedeo, Manuele, Tobia e dai rispettivi nuclei familiari, ma fanno la loro comparsa alcuni soggetti forse di più recente insediamento: il magister Davide Cohen, medico, insieme alla moglie Cheira e ai figli Leone, Bella e Anna; il cambiator Giacobbe e la moglie Bellanson; Bonafede di Clemy e la moglie Bella; i fratelli Giacobbe ed Elia de Gueyron, insieme a Invissa, moglie del primo; Giuseppe de Treves e Leone Bises, accompagnati dalle mogli Rachele e Gioietta (o Douceta).

Già nel 1427, ma soprattutto dai primi anni Trenta, forse in seguito a matrimoni con correligionarie residenti altrove, il numero di persone ebree a Savigliano aumenta: figurano infatti Abramo e Graziosa, servitori della famiglia Foa; il medico Raffaele Bellini, insieme alla moglie Rachele e ai due figli; il ricamatore (brodator) Dattilo (o Deot) e Marona, sua moglie; Alion de Spira, figlio del torinese Benedetto; i fratelli Antonietto e Giacobbe Lobel; il medico Abramino Foa, figlio di Manuele, e la moglie Contessa; Mosè Alamandi, insieme alla moglie Viveta e ai suoceri; Peiretto Levi e la moglie Gioietta, trasferitisi da Torino dopo il 1428.

Pagamenti della garda a Savigliano (1433), ASTo
Pagamenti della garda a Savigliano (1433)

ASTo, Sezioni Riunite, Camera dei Conti di Savoia, inv. 16, reg. 79, fol. 74r.


Banchieri, artigiani, medici e dottori

La principale attività svolta dalla comunità ebraica di Savigliano era quella feneratizia, con persone che si dedicavano esclusivamente al prestito e altri soggetti che, pur svolgendo altri mestieri, vi si dedicavano soltanto in parte. Tra i prestatori spiccano i casi dei fratelli Amedeo e Manuele Foa: il primo fu attivo nel borgo almeno dal 1405 fino al 1439, data della scomparsa, riuscendo nel giugno 1424 a espandere il suo giro d’affari anche sulla piazza torinese; il secondo svolse l’attività di feneratore tra Savigliano e Cuneo per circa 50 anni, fino alla sua morte nel settembre 1465, svolgendo al contempo il delicato compito di collettore della censiva per conto dei principi sabaudi e dell’intera comunità ebraica piemontese.

Ma in città erano presenti anche diversi medici ebrei, come i magistri Davide Cohen e Abramino Foa, accanto ad artigiani e dottori di legge, tra cui il magister legis Raffaele Bellini. Gli ebrei saviglianesi mostrano inoltre uno spiccato interesse negli investimenti immobiliari e nel commercio di cereali, in particolare grano e canapa. Lo testimoniamo le numerose sentenze arbitrali del Consilium di Torino in loro favore, come quelle emanate tra l’ottobre 1460 e il febbraio successivo, relative a due compravendite di canapa condotte da Abramino Foa e dal padre Manuele.

Monastero dell’Escorial, Cantigas de Santa Maria, n. 25, fol. 38v (XIII sec.)
Monastero dell’Escorial

Cantigas de Santa Maria, n. 25, fol. 38v (XIII sec.)


Gli ebrei e la comunità locale

Mentre i rapporti con gli officiali locali e le autorità comunali risultano piuttosto distesi per buona parte del Quattrocento, forse in virtù della riconosciuta utilità sociale ed economica del prestito ebraico, la convivenza con la comunità di fede cristiana non fu sempre pacifica, generando spesso incomprensioni, contese e persino scontri violenti.

Troviamo tracce di questi conflitti già nei primi anni del Quattrocento: oltre alle incessanti richieste di intervento dei giudici locali per obbligare i debitori a riscattare i pegni, nel 1405 un abitante di Savigliano risulta condannato per 10 soldi per le ingiurie rivolte ad Amedeo Foa, mentre nel 1439 un altro saviglianese viene multato di 9 denari per aver preso a calci la moglie di Bonafede. Tuttavia, i crimini violenti connotavano anche le relazioni tra ebrei, come emerge dalla condanna, emessa nel 1432, contro Tobia Foa, responsabile dell’aggressione subita da Giovanni da Noceto, scagliato fuori dal portico della casa del notaio Matteo da Alba.

L’episodio più efferato avvenne però nel maggio 1418, quando nel centro piemontese si trovava il commissario Antonio da Castiglione per la riscossione del sussidio. Per tre giorni il borgo venne invaso dai membri della Società del Popolo, che si resero responsabili dell’uccisione di alcuni ebrei, forse su istigazione dei ceti dirigenti saviglianesi, che guardavano ormai con preoccupazione alla fiorente attività feneratizia ebraica.

Condanne di alcuni ebrei e abitanti di Savigliano, ASTo
Condanne di alcuni ebrei e abitanti di Savigliano

Archivio di Stato di Torino, Conti delle Castellanie, art. 69, rot. 55, pec. 30.


Bonafede de Chalon

La presenza a Savigliano del banchiere Bonafede de Chalon risale al febbraio 1416, quanto egli figura tra i creditori di un abitante cristiano insieme ad alcuni membri della famiglia Foa. Sembra che egli vi rimase stabilmente almeno fino alla metà degli anni Quaranta, quando in alcuni documenti inizia ad essere indicato come residente a Cavallermaggiore, un borgo poco distante. Egli continuò comunque a mantenere rapporti, non solo professionali, a Savigliano, come testimoniato dai numerosi e cospicui prestiti concessi al comune e dal mantenimento di alcuni immobili, tra cui una casa, attestata in una sentenza del settembre 1447, dove probabilmente tornò a risiedere già nell’anno successivo, prima del trasferimento definitivo a Nizza nel 1449.

La fiorente attività di prestatore, culminata nell’apertura di un banco a Torino grazie a un accordo con l’Università, gli valse non solo il sostegno delle autorità comunali, ma anche il riconoscimento dei principi sabaudi, che nel 1447 lo nominarono magister legis per quattro anni. Accanto all’impegno feneratizio, Bonafede svolse anche un’intensa attività commerciale, trafficando cereali e soprattutto sale rosso, come appare dalle sentenze emesse in suo favore dal Consilium torinese e da alcune controversie sorte con i gabellieri di Savigliano.

Bibliothèque nationale de France, Rituel de prières avec Haggadah (récit de la Pâque), Ferrara, 1520
Rituel de prières avec Haggadah (récit de la Pâque), Ferrara, 1520

Bibliothèque nationale de France


Terreni, gioielli, forbici e pulcini

La componente preponderante di beni immobili che emerge dalle fonti è rappresentata dalle case in cui gli ebrei di Savigliano risiedevano e in cui erano soliti svolgere le proprie attività: accanto alle numerose attestazioni di abitazioni affittate da esponenti della famiglia Foa, troviamo menzione anche delle case di Isacco Levi, di Bonafede di Clemy e della moglie Bella, nonché di una casa di proprietà di Bonafede de Chalon, affittata a due habitatores cristiani nel 1447. Vi sono poi alcuni riferimenti a terreni e campi in possesso di ebrei saviglianesi, come il vitigno posseduto da Amedeo Foa negli anni Venti e le due giornate di terra acquistate nel marzo 1437 dai fratelli Name e Leone Cohen, figli del magister Davide.

Più variegata appare la composizione dei beni mobili posseduti dalle famiglie saviglianesi, grazie alla grande varietà di oggetti depositati presso i banchi di prestito: accanto a gioielli e preziosi, tra cui un vaso d’argento impegnato nel 1413 presso il banco di Amedeo Foa, vi compaiono anche abiti, stoffe e attrezzi da lavoro, come telai, forbici, e striglie. Nelle case e nei banchi ebraici si potevano poi trovare oggetti di uso comune, come ruote di legno e botti di vino, ma anche alcune animali, come i tre cavalli sottratti nel 1437 a Bonafede di Giacobbe e a Giuseppe, o i sei pulcini rubati nello stesso anno dalla casa di Salomone.

The Luttrell Psalter, British Library, MS 42130, f.166v (England, 1325-1340)
The Luttrell Psalter (England, 1325-1340)

British Library, MS 42130, f.166v


Come citare questo articolo

Luca Campisi, "Presenza ebraica a Savigliano. Gruppi familiari e itinerari commerciali a metà Quattrocento", in in-italia.org, 2025-10-01 04:48
https://in-italja.org/en/storia/presenza-ebraica-a-savigliano/
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