INTRO
Lettera del duca al consigliere comunale di Milano: Falcone di Monza è stato arrestato da Ambrogino da Longognana, su richiesta dell’ex ebreo Stefano Todesco, e si ordina di indagare e di accertare la verità, affinché sia fatta giustizia; lettera degli officiali al duca: lo informano di aver indagato sull’accusa che Stefano Todesco ha rivolto a Falcone: secondo Stefano, Falcone avrebbe deturpato un’immagine di Maria nella casa di Salomone di Monza e alla fine avrebbe bruciato l’immagine nel camino; Falcone nega le accuse e non ci sono testimoni a sostegno; gli ufficiali hanno torturato Falcone e Stefano, ma ognuno ha mantenuto la sua versione, anche se, in un secondo interrogatorio, Stefano si è discostato un po’ dalla sua deposizione originale; gli ebrei sostengono che, secondo i termini della loro carta dei privilegi, possono essere processati solo sulla base di due testimoni attendibili; gli ufficiali chiedono quindi istruzioni al duca; lettera del duca al consigliere di Milano e ad Ambrogino da Longognana: pur sottoposto a tortura, Falcone continua a proclamare la sua innocenza; inoltre, non sono emerse prove fondate contro di lui; si ordina quindi di rilasciare Falcone e di punire la persona che ha denunciato Falcone; lettera degli officiali al duca: lo informano di aver eseguito i suoi ordini e di aver rilasciato Falcone; hanno anche interrogato nuovamente Stefano, che ha ammesso di aver accusato falsamente Falcone; secondo la legge, un falso testimone deve ricevere la stessa punizione dell’accusato; gli ufficiali chiedono quindi al duca di comunicare la sentenza che avrebbe pronunciato, in modo da poter trattare Stefano di conseguenza; lettera del duca al consigliere di Milano e ad Ambrogino da Longognana: Stefano Todesco ha confessato di aver accusato falsamente Falcone di Monza per inimicizia; si ordina di multarlo o, se ciò non fosse possibile, di applicare il decreto ducale che, in questo caso, prevede il taglio della lingua; in ogni caso, la punizione deve servire da esempio; lettera del duca al consigliere e ad Ambrogino da Longognana: gli viene detto di inviare l’ex ebreo Stefano al podestà di Milano, affinché l’officiale esegua la sentenza che hanno emesso nei suoi confronti; lettera al podestà di Milano: viene informato che l’ex ebreo Stefano sarà consegnato a lui e che dovrà eseguire la sentenza che il consigliere ha emesso contro Stefano per aver accusato falsamente Falcone; lettera del duca al suo officiale: Stefano, battezzato dall’arcivescovo di Milano, è stato condannato a morte; chiede di scoprire la natura dell’accusa, mossa da un ebreo, contro Stefano
SCHEDATORE: Luca Campisi









