LUOGO EVENTO: Ivrea

DATA EVENTO:

DESCRIZIONE

Manuele de Franca apre un’inchiesta sulle accuse mosse a tre abitanti della Valle Brosso, sei di Scarmagno, tre di San Martino (Canavese) e uno di San Benigno, da Vivando e Abramino, entrambi residenti a Ivrea; sono accusati di aver complottato per uccidere gli ebrei della città e derubarli dei loro beni; inoltre, avevano progettato di inviare a Piverone Giacobbe Fauzone, collaterale del podestà, per distrarre la sua attenzione; il complotto è fallito perché il giudice ne era stato informato; gli imputati sono convocati in tribunale il 1° giugno e vengono immediatamente arrestati; gli imputati vengono interrogati nella fortezza da Manuele de Franca e Pietro de Broxullo, commissario del Consilium cismontanum. Martino de Cantarino di San Martino, specificamente accusato di aver cercato di convincere Fauzone a partire da Ivrea mentre era in corso la congiura, nega di aver parlato con Fauzone; a Martino vengono concessi dieci giorni per confessare la verità, pena la tortura; alla fine, confessa tutte le sue malefatte e dice che, poiché Manuele de Franca aveva inviato Fauzone ad avvertire gli ebrei e a chiudere le porte della città, i congiurati erano fuggiti tutti separatamente; Francesco de Sado di Strambino testimonia di essere venuto a Ivrea il 23 maggio per recuperare i crediti di due abitanti di Scarmagno, detenuti per debiti; aveva visto sedici persone armate, una delle quali aveva detto che sperava di uccidere alcuni ebrei al Castellacio; così preoccupato, il testimone aveva informato Vivando




SCHEDATORE: Luca Campisi

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