INTRO
Magister Vivando Foa, comparendo davanti al giudice d’Ivrea, muove un’accusa contro il mastro sarto Giovanni de Laboreata, che lo ha colpito ripetutamente al collo e alle braccia sulla strada pubblica, violando così la protezione ducale; giura levata manu testra ad caput, more judayco; il giorno seguente, convocato in tribunale, il sarto nega l’accusa e sostiene di essere stato insultato: alla sua battuta «tu es unus canis», l’ebreo aveva risposto «tu es magis canis quam ego sum»; Vivando, negando l’accusa, nomina il nobile Michele de Talienis come suo fideiussore
SCHEDATORE: Luca Campisi









