Una comunità davanti alla crisi sanitaria (1835-1837)
Il periodo della Restaurazione post-napoleonica in Italia fu segnato da profondi cambiamenti. Tra il 1834 e il 1835, Pisa vide la fine del sistema doganale dei Medici con la costruzione di una nuova cinta daziaria, un ultimo tentativo di salvaguardare il Porto franco. In questo contesto, la città fu anche colpita da un’epidemia di colera che afflisse il Granducato di Toscana, raggiungendo in particolare Livorno e Pisa. La pandemia del 1835-37, seconda per numero di vittime tra le sei grandi epidemie del XIX secolo in Italia (236.473 morti), segnò una cesura profonda, con un impatto devastante. Nonostante le misure di contenimento, il colera causò numerosi decessi, colpendo soprattutto le città costiere. Palermo e Napoli furono le più colpite, con oltre 24.000 e 19.000 morti rispettivamente. Il colera fece strage anche in altre città marittime come Genova, Livorno, Venezia e Trieste.
La diffusione del colera: il contagio da Livorno a Pisa (1835)
Nell’estate del 1835, l’epidemia di colera si stava diffondendo rapidamente in Italia. Gli Stati settentrionali riorganizzarono i lazzaretti, consapevoli che le misure adottate non avrebbero potuto fermare il contagio. Solo Genova, Livorno e Venezia esitavano a prendere provvedimenti severi per evitare il blocco del commercio marittimo, essenziale per la loro economia. Queste città adottarono teorie anticontagioniste, attribuendo il colera a fattori come l’aria malsana e la cattiva alimentazione. Il 27 luglio, il cordone sanitario fu rotto dai contrabbandieri e l’epidemia si diffuse rapidamente da Nizza verso Torino, Cuneo e Genova. Da Genova, il contagio arrivò a Livorno, e molti livornesi fuggirono verso Pisa, portando con sé la malattia. Pisa dovette rispondere velocemente all’emergenza, accogliendo i profughi. Il primo caso pisano documentato risale al 28 agosto 1835, come riportato dal Dott. Pietro Betti, che descrive un’epidemia meno feroce rispetto a quella livornese con soli 27 casi registrati in 44 giorni e una mortalità relativamente bassa.

Frontespizio
Sul Colera asiatico che contristò la Toscana nelli anni 1835-36-37-49. Considerazioni mediche
Le vittime ebraiche: il caso della famiglia Racah (14-17 settembre 1837)
Nelle tabelle redatte dal Betti circa la diffusione del colera nello specifico a Pisa, si trova documentata la morte di una certa Allegra Raccanti “ebrea” e del figlioletto. Per approfondire questa vicenda si sono consultati i documenti dell’Archivio della comunità ebraica di Pisa, nello specifico: il registro dei morti, i documenti contabili, le lettere amministrative e le notule di pagamento. Il “Registro dei Nati, Morti e Ballottati” di Pisa, che copre il periodo dal 1749 al 1854, fornisce informazioni cruciali sullo stato delle anime della comunità.
Allegra e Giacobbe Racah (e non Raccanti) sono entrambi registrati come morti il 14 e il 17 settembre, fortemente sospettati di aver contratto il colera asiatico. Tuttavia, questi non sono gli unici documenti che raccontano della sventurata sorte della famiglia Racah. Ulteriori dettagli sui decessi, insieme alle misure sanitarie adottate per l’assistenza e la sepoltura dei due, si trovano anche nei documenti contabili, che registrano le spese sostenute dalla comunità pisana per assistere i malati durante quell’epidemia.

Archivio della comunità ebraica di Pisa
La gestione dell’emergenza: solidarietà pratica (1837)
Le note di pagamento fornite dal Cancelliere Galligo Isach documentano le spese sostenute dalla comunità ebraica di Pisa per fronteggiare l’epidemia di colera. I pagamenti a Giovacchino Pampana per noleggio e acquisto di suppellettili, a Edoardo Fabbrini per viveri e alla farmacia Bicci per medicinali evidenziano l’impegno della comunità nell’assistenza ai malati. Tali documenti mostrano anche il coinvolgimento di fornitori locali, come farmacie, polizia e rigattieri, nella rete di supporto. Inoltre, la lettera del Cancelliere Salghetti, datata settembre 1837, richiede il rimborso per la disinfezione dell’abitazione e delle suppellettili della famiglia Racah, sottolineando l’importanza della sanificazione per prevenire la diffusione del colera. La comunità ebraica non solo gestiva i malati, ma si occupava anche delle misure preventive, riflettendo una solidarietà che si esprimeva sia nella cura materiale dei malati che nel supporto spirituale tramite preghiere collettive.

ASCEPI, 586
Note di pagamento per l’assistenza ad Allegra Racah e al figlio Giacobbe, malati di colera, 1837
Solidarietà spirituale e preghiera collettiva (1837, 1865)
Durante le epidemie, la comunità ebraica di Pisa rispose con azioni spirituali e materiali, dimostrando un forte senso di solidarietà. Nel 1865, durante l’ennesima ondata di epidemia di colera, una lettera inviata al Presidente del Consiglio israelitico richiedeva la recita collettiva di un Sefer di salmi, invocando la fine della malattia, e la predisposizione di una cassetta per raccogliere offerte a sostegno dei malati e delle loro famiglie.
Queste iniziative, già praticate durante l’epidemia del 1837, evidenziano come la comunità combinasse preghiere collettive e opere caritatevoli per affrontare le crisi. La persistenza di tali pratiche testimonia una risposta che univa fede, solidarietà e impegno concreto, contribuendo al benessere morale e materiale della collettività.
Una comunità resiliente (1835-1865)
Attraverso il registro dei morti, le note di pagamento, le lettere amministrative e le richieste di preghiera, emerge chiaramente come la comunità ebraica di Pisa rispondesse alla crisi del colera asiatico non solo con misure sanitarie pratiche ma anche con una solidarietà che si manifestava sia a livello materiale (assistenza ai malati, acquisto di viveri e medicinali) che spirituale (preghiere collettive, richieste di aiuto per le vittime).
I documenti mostrano inoltre come la comunità pisana affrontava le sfide sanitarie con pragmatismo, supporto reciproco e un’importante interazione con la comunità cristiana maggioritaria, che condivideva l’interesse di arginare il morbo.

ASCEPI, 586
Note di pagamento per l’assistenza ad Allegra Racah e al figlio Giacobbe malati di colera
Come citare questo articolo
Francesca Diana, "La crisi sanitaria e la solidarietà ebraica: il caso del colera a Pisa e Livorno. Risposte pragmatiche e spirituali della comunità ebraica durante l’epidemia di colera del 1835-37", in in-italia.org, 2025-10-01 03:59
https://in-italja.org/en/storia/la-crisi-sanitaria-e-la-solidarieta-ebraica-il-caso-del-colera-a-pisa-e-livorno/
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