Una famiglia ebrea nella Bergamasca (1891-1931)

Guido Levi e Emma Tedeschi si sposano a Milano nel 1919: Guido era nato a Modena il 5 aprile 1891 e lì si era laureato in Chimica e Farmacia nel 1913 e, da farmacista in zona di guerra, aveva partecipato alla Prima guerra mondiale; Emma Bianca Tedeschi, invece, era nata a Firenze il 13 febbraio 1887. Nel primo dopoguerra per seguire il lavoro nell’industria chimica di Guido, la coppia si trasferisce a Cengio, vicino Savona dove nascono le figlie Nora Rosina Amalia (9 dicembre 1920) e Laura (11 settembre 1922) e, poi, a Cesano Maderno dove nascono Alberto (12 novembre 1926), morto precocemente, e Clara (1° marzo 1929). L’ultimo trasloco nel 1931 quando lasciano Cesano Maderno per trasferirsi ad Ambivere vicino a Bergamo, dove Guido aveva vinto il concorso per la gestione della farmacia. La famiglia, che abitava in un appartamento in affitto sopra la farmacia, non risulta osservante, le figlie Nora, Laura e Clara frequentavano – come molte famiglie ebree nelle piccole città – scuole cattoliche; dagli anni Trenta Levi risulta iscritto al Partito Nazionale Fascista.

Copertina del fascicolo EGELI intestato a Emma Tedeschi, 1944, Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Patrimonio Cariplo, Credito Fondiario, Fondo EGELI, b. 120, fasc. 2
Copertina del fascicolo intestato a Emma Tedeschi, 1944

ASISP, Cariplo, Fondo EGELI, fasc. Tedeschi Emma


Le leggi antiebraiche (1938-1943)

I Levi si erano inseriti facilmente nel tessuto sociale ricoprendo vari incarichi nelle organizzazioni locali e benefiche, ma la vita cambia radicalmente con il varo delle leggi antiebraiche: Guido avvia le pratiche per richiedere la discriminazione ed evitare così di perdere il diritto al suo lavoro e unica fonte di reddito, il 30 settembre 1938 tutta la famiglia viene battezzata dal vescovo. Nel frattempo, si trasferiscono da Genova ad Ambivere le sorelle di Guido, Elda e Lia Marta che acquistano un’abitazione in via Santuario 31. Elda, laureata in Scienze naturali, era una docente mentre Lia Marta lavorava come dipendente presso una banca: entrambe avevano perso il lavoro per le leggi del 1938. Nel 1943, per sfuggire ai bombardamenti che colpiscono le grandi città, arriva da Milano anche Ada Tedeschi, sorella di Emma, maestra in pensione. Le condizioni di salute di Guido Levi, diabetico, peggiorano e il farmacista muore l’8 ottobre 1943 dopo aver subito l’amputazione delle gambe.

In alto da sinistra a destra Clara e Nora Levi, in basso Laura e Elda Levi, s.d., Archivio ISREC BG (Istituto Bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea), tratta dal web
Clara, Nora, Laura e Elda Levi, s.d.

Archivio ISREC


Arresti e deportazioni (30 novembre 1943-28 febbraio 1944)

Il 30 novembre 1943 l’ordine di polizia n. 5 del ministro dell’Interno Buffarini Guidi sancisce l’arresto di tutti gli ebrei presenti in Italia e il loro internamento in campi di concentramento e l’immediato sequestro di tutti i loro beni. Il giorno dopo i carabinieri di Ponte San Pietro guidati dal maresciallo locale si presentano nelle abitazioni delle donne e arrestano tutta la famiglia. Clara, la più piccola, viene attesa alla stazione al ritorno da scuola. Le donne passano dal punto di raccolta del Lazzaretto e vengono rinchiuse nel carcere di Sant’Agata di Bergamo. Dal carcere chiedono di poter avere in consegna un po’ di biancheria tra quella di loro proprietà, il 25 febbraio 1944 il capo della provincia di Bergamo Emilio Grazioli emette il primo decreto di confisca sui beni di Emma Tedeschi e di Lia e Elda Levi. Il 28 febbraio autorizza la consegna alle donne di “un cambio di lenzuola cadauna e gli indumenti personali di stretta necessità fra quelli colpiti dai predetti decreti di confisca”, ma la famiglia ha già lasciato Bergamo per Fossoli.

Decreto di confisca dei beni di Emma Tedeschi, 25 febbraio 1944, Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Cariplo, Fondo EGELI, fasc. Tedeschi Emma
Decreto di confisca dei beni di Emma Tedeschi, 25 febbraio 1944

Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Cariplo, Fondo EGELI, fasc. Tedeschi Emma


La confisca dei beni (28 febbraio 1944-6 maggio 1944)

Intanto, il capo della provincia inizia la spartizione dei beni della famiglia: sempre il 28 febbraio profughi di Zara, PNF, funzionari di Pubblica sicurezza sono autorizzati a portare nelle loro abitazioni letti, coperte, utensili, sedie. La gestione dei beni da parte dell’EGELI e, per sua delega, del funzionario della filiale di Bergamo della Cassa di Risparmio delle provincie lombarde viene regolarizzata mesi dopo con la compilazione del verbale di presa in consegna del 6 maggio e di una serie di verbali successivi che cercano di fare il punto sulla situazione dei beni confiscati. Già a questa data diversi dei beni affidati al locale Centro sfollati e sinistrati risultano dispersi. Tra i beni confiscati alcuni effetti personali che probabilmente Emma Tedeschi e le figlie avevano con sé: “un orologio d’oro marca Longines da uomo, un orologio d’oro marca Invar da donna, un braccialetto d’oro alla schiava, un braccialetto d’oro a cordone, una catenella d’oro, un medaglione ricordo con guarnizioni oro, una spilla con perla […]”.

Elenco dei beni confiscati a Emma Tedeschi e i suoi familiari in occasione dell'arresto, 6 maggio 1944, Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Patrimonio Cariplo, Credito Fondiario, Fondo EGELI, b. 120, fasc. 2
Elenco dei beni confiscati, 6 maggio 1944

Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Cariplo, Fondo EGELI, fasc. Tedeschi Emma


La farmacia Fumagalli di Guido Levi (1931-1943)

Nel complesso dei beni confiscati vi era anche la Farmacia Fumagalli di via Roma 64 ad Ambivere che Guido Levi gestiva dal 1931. A causa delle leggi razziali del 1938, per conservare la sua unica fonte di sostentamento, Levi aveva avviato nello stesso anno la pratica per ottenere la discriminazione sul cui esito non abbiamo testimonianze documentarie. Risulta dai documenti, invece, che dal 1939 il direttore responsabile della farmacia era il dottor Egidio Roggiani, chimico farmaceutico di Bergamo, che però non riceveva per questo alcun compenso, si può presumere, quindi, che la gestione effettiva fosse ancora ricoperta dal Levi. Dal maggio 1942 Roggiani era subentrato nella gestione, forse per l’aggravarsi delle condizioni di salute di Guido Levi, mentre la gestione amministrativa venne tenuta dalla famiglia Levi fino all’arresto.

Inventario di sostanze e preparati della farmacia, s.d., Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Patrimonio Cariplo, Credito Fondiario Fondo EGELI, b. 120, fasc. 2
Inventario di sostanze e preparati della farmacia, s.d.

Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Cariplo, Fondo EGELI, fasc. Tedeschi Emma


La confisca della farmacia (1944-1945)

La farmacia operava in una zona periferica “rurale, con difficili comunicazioni con il Capoluogo ed in plaga senza industrie”, il personale era formato dal collaboratore dr. Gian Alessandro Poletti, che nel 1944 risulta temporaneamente in congedo militare, e da un vecchio garzone ed era affiliata all’interno della Cooperativa Farmaceutica di Bergamo. Dopo l’arresto delle proprietarie, la chiusura era stata scongiurata, per l’opposizione del medico provinciale in quanto presidio fondamentale per la comunità. Obiettivo dell’EGELI era quello di vendere l’attività in blocco (gestione + magazzino delle scorte) e quindi l’ente spingeva nelle sue comunicazioni i funzionari della Cariplo da un lato a cercare acquirenti, ma dall’altro a conservarne l’operatività per non deprezzarne il valore. Nelle carte si trovano corrispondenze e richieste di vari acquirenti ma di fatto la vendita della farmacia, forse anche per le difficoltà oggettive della guerra, non venne mai portata a termine.

Lettera di Egidio Roggiani, direttore tecnico della farmacia di Ambivere, sulla sua gestione, 1944, Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Patrimonio Cariplo, Credito Fondiario, Fondo EGELI, b.120, fasc. 2
Lettera di Egidio Roggiani sulla gestione della farmacia, 29 aprile 1944

Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Cariplo, Fondo EGELI, fasc. Tedeschi Emma


La deportazione ad Auschwitz (5 aprile 1944-17 ottobre 1945)

Il 5 aprile 1944 un convoglio di prigionieri ebrei parte dal campo di concentramento di Fossoli: tra i 558 prigionieri che arrivano ad Auschwitz dopo 5 giorni di viaggio, ci sono anche le donne Levi e Tedeschi. All’arrivo le più anziane sono separate dalle giovani, sia Emma e Ada Tedeschi che Elda e Lia Marta Levi vengono uccise nelle camere a gas. Le giovani Nora, Laura e Clara Levi vengono destinate al lavoro forzato nel campo di Auschwitz Birkenau: le terribili condizioni della prigionia sono state raccontate da Laura Levi in alcuni memoriali, uno dei quali è conservato all’Istituto bergamasco per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea. All’approssimarsi dell’arrivo dei sovietici, Nora e Clara Levi vengono costrette a lasciare il campo e trasferite a Bergen Belsen dove trovarono la morte. Laura, invece, ricoverata in infermeria viene abbandonata nel campo e fu liberata nel gennaio 1945 dall’esercito russo. Dopo diversi mesi trascorsi in Polonia per riprendersi, nel settembre 1945 venne rimpatriata in Italia, a Verona, e soltanto il 17 ottobre 1945 con l’aiuto della pontificia Opera bergamasca poté ritornare ad Ambivere e alla sua abitazione.


Le restituzioni dei beni, la ricerca delle superstiti (25 ottobre 1945-7 novembre 1946)

“Sfuggita per miracolo agli orrori dei campi di eliminazione germanici, sino ad oggi, io soltanto sono ritornata in Patria. Non si conosce con precisione quale sia stata la sorte degli altri membri della mia famiglia e delle zie, ma io ho sempre la speranza che almeno qualcuna di esse sia scampata alla morte e possa ritornare” – scriveva Laura Levi nella richiesta per diventare curatrice speciale dei beni della madre e delle zie.

La nomina a curatore da parte dei tribunali faceva parte della complessa procedura di restituzione richiesta agli eredi dall’ente rimasto attivo, anche se epurato della dirigenza compromessa con il fascismo, e che verrà liquidato solo nel 1997. L’effettiva restituzione dei beni avvenne circa un anno dopo il suo ritorno ed è documentata dal verbale di riconsegna del 7 novembre 1946 che segnala anche la mancanza di numerosi arredi ed effetti personali. Laura Levi si trasferì da Ambivere a Bergamo e, in seguito a Milano. Come molti ex-deportati le sue prime testimonianze rimasero inascoltate. Ritornata a Bergamo, è morta il 10 gennaio 1984, quarant’anni dopo il giorno del loro arrivo ad Auschwitz.

Domanda per la restituzione dei beni, 1945, Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Patrimonio Cariplo, Credito Fondiario, Fondo EGELI, b. 120 fasc. 2
Domanda di Laura Levi all’EGELI per la restituzione dei beni della propria famiglia, 22 ottobre 1945

Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Cariplo, Fondo EGELI, fasc. Tedeschi Emma


Come citare questo articolo

Carla Cioglia, "Guido Levi e Emma Tedeschi. Una famiglia ebrea nella Bergamasca", in in-italia.org, 2025-10-01 02:28
https://in-italja.org/storia/guido-levi-e-emma-tedeschi/
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